Poesie sul Natale

Tutto è bianco tutto è neve,
un uomo passa sulla via lastricata.
Intorno è silenzio, ovattato
candore di una sera d’Inverno.
E lui cammina, è solo
e non pare attenderlo nessuno.
Ma arriva finalmente ad una porta,
poggia il pugno infreddolito
e già un calore ne pervade le membra.
Un tocco, forse due, e la casa
gli si apre dinnanzi come una festa felice.
Il Natale lo abbraccia, con ninnoli e gioie
mentre un bimbo si aggrappa
alla coscia del babbo tornato a casa.

La gioia del Natale è lesta in ogni cuore,
specchi incantati renne e balocchi
per una festa colma di fiocchi
e di candele colorate appese alle finestre.
Tutto risplende di stelle e nastrini
e tintinna al sono di campane e bambini
in festa: l’atmosfera che si respira
non lascia spazio e rabbia ed ira.
Anziane nonne al portone di casa
cani e gatti tra i fili indaffarati
ed un camino che scoppietta
tutto entra di diritto e sogno
nel Natale di tutto il mondo.

Mi ricordo del mio Natale,
quand’ero giovincello e speravo
che la lettera scritta con tanta attenzione
fosse come un candido biglietto da visita.
Allora non c’era la corsa ai negozi
né all’ultimo regalo di grido.
Soltanto semplici gesti di amore fraterno
che si ripetevano di anno in anno
in un rituale allegro e giocoso.
Lo spirito un po’ si è perso,
ma il clima frizzante non tarda
a riempire case, casette, luoghi comuni
di dolce attesa del bimbo del mondo.

L’abete era triste e solo, lì abbandonato
non potea donare al cristo or nato
una ghianda, una foglia o un frutto odoroso,
per la sacra famiglia nel dolce riposo.
Tutti gli alberi, i cespugli e persino i fiori
donavan bacche e profumi di tutti i colori.
E lui, aveva sol aghi, alto e pungente,
non certo adatti e di natura clemente.
Ma una notte una fata lì di passaggio
decise di rendere all’albero omaggio,
intuì la pena del grosso abete,
e decide si dargli un po’ di quiete.
E dopo che il buio era calato,
lo agghindò con luci e pane speziato.
Era un gioiello l’abete, così ben conciato,
tanto da esser da tutti invidiato .
Un ottimo modo per presentarsi al cospetto
del redentore che la madonna avea al petto.
La fata però una lezione gli impose
e tra gli aghi un nido con uova lei pose.
Così in un giorno di vento e tempesta,
dai fiori e dagli alberi si alzò la protesta.
Di tanta bellezza da lor preparata,
la maggior parte era già bella che andata,
dai fini fuscelli e dai petali leggeri
volaron via gli addobbi interi
Ma il grosso abete durante l’inverno
protesse il nido e gli uccelli al suo interno.
E loro salvati e molto felici
ripagarono l’abete dei suoi sacrifici.
Chiamarono gli animali di cui avean bisogno,
per addobbare di nuovo l’albero ormai spoglio.
Da allora l’abete con le sue fronde
è l’unico che al Natale con gli addobbi risponde.

Lascia un Commento

Il tuo Commento